L’arte animista e i segreti del popolo Tharu: alla Spezia un viaggio culturale nel Terai nepalese
COMUNICATO EVENTO DEL 13 OTTOBRE 2026 AL CENTRO ANZIANI DI
PIAZZA BRIN
Il 13 ottobre 2026 alle 17:30, al centro anziani di piazza
Brin, in via Filippo Corridoni 7 nel quartiere umbertino della Spezia, si terrà
una conferenza del prof. Andrea Mordacci, studioso di fama mondiale dell’arte
tribale himalayana e uno dei pochissimi esperti internazionali della cultura
Tharu, sulle tradizioni tribali e sciamaniche della comunità indigena del
popolo Tharu.
Sarà un’immersione nella cultura, nella ritualità e nella
spiritualità del popolo Tharu del Terai nepalese. L’incontro accenderà i
riflettori su una delle più affascinanti e meno note espressioni culturali
delle comunità indigene che popolano le pianure meridionali del Nepal, al
confine con l’India: la cultura Tharu e il mondo degli spiriti.
Al centro dell’evento ci sarà il profondo sistema simbolico
dei Tharu, una cultura caratterizzata da un forte legame con la natura e con la
dimensione invisibile degli spiriti.
Attraverso la proiezione di documentazione inedita e
l’esposizione di rari manufatti originali, l’incontro permetterà di
approfondire il significato di maschere, sculture e oggetti cerimoniali.
L’obiettivo è superare la semplice interpretazione estetica
per mostrare come l’arte tribale rappresenti, per il popolo Tharu, una
testimonianza materiale viva delle proprie pratiche rituali, delle proprie
credenze e della propria identità culturale.
Gli oggetti saranno quindi presentati non soltanto come
espressioni artistiche, ma come elementi appartenenti a un più ampio sistema di
relazioni tra individuo, comunità, natura e mondo spirituale.
Mordacci dedica da oltre trent’anni la propria attività allo
studio delle tradizioni artistiche, animiste e sciamaniche dell’Himalaya, con
una particolare attenzione al Nepal e alle culture indigene del subcontinente
indiano.
Il suo primo viaggio in Nepal risale al 1995. Da allora ha
sviluppato un lungo percorso di ricerca attraverso numerosi viaggi e soggiorni
nel Paese, dedicandosi alla documentazione, allo studio e alla valorizzazione
delle arti tribali e rituali himalayane.
Particolare rilievo assume il suo lavoro sulla cultura Tharu,
oggetto di una specifica attività di ricerca e di una pubblicazione dedicata
all’arte dei Tharu del Nepal attraverso le loro opere.
Il prof. Mordacci è inoltre Responsabile del Dipartimento di
Arte Himalayana della Fondazione Tribale Globale di Savona, membro del Comitato
Scientifico di Explorabilis ETS di Milano e membro del Comité Artistique et
Technique dell’ARCH – Association pour le Rayonnement des Cultures
Himalayennes, con sede a Parigi.
Il suo percorso di ricerca e le responsabilità ricoperte in
ambito culturale e scientifico ne fanno una figura particolarmente impegnata
nella conoscenza, nella documentazione e nella valorizzazione delle tradizioni
artistiche delle popolazioni indigene dell’Himalaya.
La conferenza del 13 ottobre costituisce un appuntamento di
particolare rarità nel panorama culturale europeo, per l’attenzione
specificamente rivolta all’arte animista e rituale del popolo Tharu e per la
possibilità di osservare direttamente manufatti originali e materiali di
ricerca.
La cultura Tharu rimane infatti relativamente poco conosciuta
dal grande pubblico europeo, nonostante la ricchezza delle sue tradizioni
artistiche, rituali e spirituali.
L’iniziativa intende contribuire alla conoscenza e alla
valorizzazione di questo patrimonio culturale, proponendo una prospettiva nella
quale l’arte diventa strumento privilegiato per comprendere una società, la sua
storia e la sua particolare concezione del rapporto tra uomo, natura e
dimensione soprannaturale.
L’analisi della società e della cultura Tharu sarà arricchita
dall’intervento del dott. Bruno Gentili dell’Associazione “Italia-Asia” di
Milano, realtà impegnata nella promozione della conoscenza delle culture e
delle società asiatiche.
L’incontro sarà moderato dal promotore culturale Paolo
Luporini.
L’appuntamento gode del patrocinio del CPIA (Centro Provinciale per l'Istruzione degli Adulti) “A. Manzi” della
Spezia, sotto la direzione del Dirigente Scolastico Andrea Minghi.
L'animismo del
popolo Tharu
in Nepal è una fede ancestrale centrata sul profondo legame
spirituale con la natura, il culto degli antenati e lo sciamanesimo. Sarà
questo il tema di una conferenza di Andrea Mordacci al centro anziani di piazza
Brin che si terrà il 13 ottobre 2026 alle ore 17:30, in via Filippo Corridoni 7
alla Spezia. Sarà un’anteprima del Convegno Nazionale sul tema che lui sta
organizzando insieme al Comune della Spezia e al Sig. Prefetto. Praticamente,
Andrea Mordacci è l’unico esperto in Italia della cultura Tharu, mentre in
Europa e nel mondo conosce l’argomento soltanto un’esperta francese nata in
Austria, già molto anziana. Entrambi hanno visitato questo popolo mentre
l’animismo e lo sciamanesimo erano ancora vivi e l’arte tribale ancora
fiorente. Animismo ed arte tribale sono state spazzate via dall’induismo, che è
ora prevalente in quella zona, e un po’ dal buddismo.
I Tharu, una comunità indigena che vive nelle pianure
meridionali del Terai, non vedono la religione come qualcosa di separato dalla
vita quotidiana. Per loro, ogni elemento del paesaggio possiede un'anima
vitale.
Oggi la loro spiritualità si esprime attraverso un
affascinante sincretismo, in cui le antiche radici animiste convivono e si
intrecciano con l'induismo e, in alcune zone, con il buddismo. L'87% della
popolazione è oggi induista, il 13% è invece buddista. I tharu sono un popolo
di origine mongolica.
───
I Pilastri dell'Animismo Tharu
La visione del mondo dei Tharu si basa su concetti molto
chiari legati alla terra, agli spiriti e alla salute della comunità:
La Natura Sacra (Ecologia Spirituale): I Tharu credono che
alberi, fiumi, foreste e animali abbiano uno spirito divino. Prima di cacciare,
raccogliere piante o tagliare alberi nella giungla, chiedono sempre il permesso
e la protezione agli spiriti del bosco.
Il Culto degli Antenati: Gli antenati defunti sono
considerati i veri guardiani della casa e del villaggio. Nelle loro abitazioni
tradizionali di fango e paglia, l'angolo orientale è considerato sacro e
riservato alle divinità familiari.
Le Divinità Ancestrali e i Sacrifici: Divinità come Goraiya
(a cui si offre un maiale) e Mainya o Maniya (a cui si offre una capra) vengono
venerate per proteggere il bestiame e garantire buoni raccolti.
I Santuari di Villaggio (Bhuinhar): All'interno o ai margini
dei villaggi si trovano piccoli altari all'aperto, contrassegnati da tavole di
legno scolpite, dove la comunità si riunisce per fare offerte di riso, grano e
animali.
───
Il Ruolo Centrale del Guruwa
(Lo Sciamano)
Nello sciamanesimo Tharu, la figura del Guruwa (o Ojha) è
fondamentale per l'equilibrio del villaggio. I Tharu credono che le malattie,
le carestie, i lunghi periodi di siccità o i danni ai raccolti non siano
semplici eventi fisici, ma il risultato di un disimpegno o squilibrio con il
mondo degli spiriti.
Il Guruwa ricopre diversi ruoli critici, descritti
approfonditamente dagli esperti di Ask Me About Nepal:
Agisce come guaritore tradizionale, usando canti sacri
(mantra) ed erbe della giungla.
Funziona come intermediario tra gli umani e le entità
soprannaturali.
Esegue rituali specifici due volte l'anno per placare gli
spiriti maligni ed evitare epidemie o disastri agricoli.
───
Feste e Rituali Legati alla Terra
I riti religiosi seguono perfettamente il ritmo delle
stagioni e dell'agricoltura:
Maghi (Capodanno Tharu): Celebrato a metà gennaio, segna la
fine del solstizio d'inverno e l'inizio del nuovo ciclo agricolo. È un momento
dedicato al culto degli antenati, ai banchetti comunitari e alla selezione dei
nuovi leader del villaggio.
Asare Puja: Un rituale di invocazione della pioggia che si
tiene all'inizio della stagione della semina del riso per chiedere la
benedizione della terra.
La danza dei bastoni, conosciuta localmente come Lathi Nach
(o Danga Nach), è una delle espressioni culturali e spirituali più famose e
spettacolari del popolo Tharu.
Oggi questa danza è diventata un simbolo dell'identità Tharu
in tutto il Nepal, ma le sue origini affondano le radici nella storia, nella
sopravvivenza e nei rituali tradizionali.
───
Le Origini: Difesa e Rituale
In passato, la danza non era solo un intrattenimento, ma
aveva scopi molto pratici e spirituali:
• Protezione dagli animali selvatici: I Tharu vivevano
isolati nelle fitte e pericolose giungle del Terai. I bastoni di legno erano lo
strumento principale per difendersi e scacciare predatori come tigri,
rinoceronti e orsi. Rituali contro gli spiriti: Il forte rumore dei bastoni che
sbattono l'uno contro l'altro veniva usato per spaventare e scacciare gli
spiriti maligni o i demoni che, secondo la fede animista, potevano portare
malattie o sfortuna al villaggio.
───
Come si Svolge la Danza?
La Lathi Nach è una danza ipnotica, piena di energia, ritmo e
precisione geometrica:
• I Ballerini: Tradizionalmente veniva eseguita solo dagli
uomini del villaggio, anche se oggi partecipano anche le donne. I ballerini
indossano i costumi tradizionali Tharu, dominati dal colore bianco, che
simboleggia la purezza. Il Movimento: I ballerini si dispongono in un grande
cerchio. Ognuno stringe tra le mani uno o due bastoni di legno colorati.
Muovendosi a ritmo, i ballerini colpiscono il proprio bastone contro quello del
compagno vicino. Il Ritmo Calzante: La velocità della danza aumenta sempre di
più. I movimenti richiedono una coordinazione perfetta: un solo passo falso può
colpire un compagno. Il ritmo è scandito dal profondo suono del Madal (un
tamburo tradizionale nepalese) e da piatti di metallo.
───
Quando si Balla?
La danza è strettamente legata al calendario agricolo e
religioso:
• Viene eseguita principalmente durante il festival di
Dashain (in autunno), dopo il raccolto del riso, per ringraziare la terra e gli
dèi una parte fondamentale delle cerimonie di benvenuto per gli ospiti
importanti e durante le feste comunitarie più grandi.
Le donne Tharu decorano i muri
Le donne Tharu decorano i muri delle loro case di fango
trasformandoli in splendide tele colorate che raccontano il loro profondo
legame con la natura e il mondo degli spiriti. Questa tradizione millenaria,
tramandata di madre in figlia, viene eseguita principalmente in primavera (dopo
il raccolto) o in vista di importanti festival religiosi.
I muri esterni e le aree intorno a porte e finestre diventano
così opere d'arte che uniscono estetica, protezione spirituale e identità
culturale.
───
I Materiali: Tutto Nasce dalla Terra
Prima ancora di dipingere, le donne preparano fisicamente la
superficie della casa in modo totalmente biologico ed ecologico.
• L'intonaco di base: Mescolano con le mani argilla prelevata
dai laghetti, sterco di vacca o bufalo, pula di riso e paglia tritata. Questo
impasto serve a isolare la casa dal caldo e dall'umidità del Terai. I pigmenti
naturali: I colori usati provengono tutti dalla natura circostante. Usano la
farina di riso per ottenere il bianco brillante, il carbone o la fuliggine per
il nero, la polvere di vermiglio (un minerale) per il rosso e varie tonalità di
argilla per il marrone e l'ocra.
───
I Due Stili Principali di Decorazione
A seconda della zona geografica e delle occasioni, le donne
Tharu utilizzano due tecniche straordinarie:
1. L'Arte Mokha (I Bassorilievi in Argilla)
Tipica soprattutto del Nepal orientale, l'arte Mokha è una
tecnica di decorazione in rilievo. Le donne applicano strati di argilla bagnata
mista a fibra di juta direttamente intorno alle cornici di porte e finestre.
Modellano poi il fango con le dita per creare motivi geometrici e floreali
tridimensionali. Una volta asciutti, questi rilievi vengono dipinti,
incorniciando l'ingresso della casa per dare il benvenuto alla dea della
prosperità, Lakshmi.
2. I Murali Ashtimki (Dipinti Devozionali)
Nel Nepal occidentale, in occasione della nascita di Krishna
(Krishna Janmashtami), le pareti interne delle case ospitano grandi affreschi
cerimoniali chiamati Ashtimki. Questi dipinti sono veri e propri racconti
visivi eseguiti a mano libera che raffigurano la storia della creazione
dell'universo e scene mitologiche.
───
I Motivi più Utilizzati e il loro Significato
Nell'arte Tharu non esistono spazi vuoti usati solo come
riempitivo: ogni disegno ha un significato preciso legato alla sopravvivenza o
alla fede animista:
• Pavoni e Colombe: Simboleggiano la bellezza, l'armonia e la
buona fortuna per la famiglia. Elefanti, Cavalli e Leoni: Rappresentano il
potere della giungla, la forza e la protezione divina delle mura domestiche.
Pesci, Tartarughe e Granchi: Disegnati spesso alla base dei muri, richiamano i
fiumi del Terai da cui i Tharu traggono sostentamento, celebrando la fertilità
dell'acqua. Alberi e Fiori di Loto: Rappresentano l'albero della vita e la
profonda connessione della comunità con la foresta sacra. Purtroppo, con la
progressiva modernizzazione e la costruzione di moderne case in cemento al
posto di quelle in fango e bambù, questa straordinaria arte tradizionale
rischia oggi di scomparire.
Il ruolo delle donne nella società Tharu
Il ruolo delle donne nella società Tharu rappresenta un caso
di studio antropologico affascinante. Molti studiosi in passato hanno definito
la loro struttura sociale come "quasi matriarcale" o fortemente
improntata all'empowerment femminile, soprattutto se confrontata con le rigide
comunità patriarcali indù circostanti. Tuttavia, la realtà è complessa e varia
sensibilmente a seconda dei sotto-clan (come i Rana Tharu, i Dangoura o i
Kathariya).
Il mito delle origini reali e il clan Rana Tharu
L'idea di una società Tharu dominata dalle donne è legata
soprattutto al sottogruppo dei Rana Tharu. Secondo le loro storie tradizionali,
durante l'invasione moghul del XVI secolo, le principesse reali del Rajasthan
(in India) fuggirono verso le paludi del Terai insieme ai loro servitori per
mettersi in salvo, mentre i loro mariti guerrieri morivano in battaglia. Le
principesse finirono per sposare i servitori, ma pretesero di mantenere lo
status nobiliare superiore rispetto ai mariti. Questo mito fondativo ha
giustificato per secoli una serie di dinamiche uniche:
Controllo domestico e rituale
Le donne Rana Tharu hanno tradizionalmente goduto di
un'autorità indiscussa dentro le mura domestiche. Il gesto simbolico del cibo:
Fino a tempi recenti, come retaggio della presunta superiorità di casta
originaria, le donne Tharu servivano il cibo ai mariti sfiorando o spingendo il
piatto con il piede, un gesto che sottolineava la sottomissione dell'uomo.
Diritti sociali ed emancipazione di fatto
Anche al di fuori del clan Rana, la donna Tharu ha
storicamente goduto di libertà impensabili per altre donne della regione
asiatica: Assenza di tabù mestruali: A differenza della pratica indù ortodossa
del Chhaupadi (che isola le donne durante il ciclo in capanne separate), le
donne Tharu non subiscono queste restrizioni e possono muoversi liberamente in
cucina o nei luoghi di culto. Iniziativa di divorzio e risposarsi: Le donne
Tharu possono richiedere il divorzio con relativa facilità e le vedove hanno
sempre avuto il diritto di risposarsi senza lo stigma sociale tipico dell'Asia
meridionale. Gestione economica e agricola: Svolgono un ruolo centrale
nell'economia di sussistenza, nella pesca tradizionale e nella gestione delle
risorse della foresta.
Matriarcato reale o "Patriarcato attenuato”?
Oggi gli antropologi preferiscono evitare il termine
"matriarcato puro". La società Tharu è prevalentemente patrilineare
(i beni immobili e la terra si tramandano di padre in figlio) e patrilocale (la
sposa si trasferisce a casa del marito). Il potere politico pubblico e la
figura del capo villaggio (Barghar o Gadhuriya) sono storicamente rimasti
appannaggio degli uomini. Più che di matriarcato, molti studiosi odierni
parlano di una società fortemente egualitaria, dove la rigida gerarchia di
genere è mitigata dal rispetto e dall'indipendenza decisionale concessi alla donna
in ambito domestico e comunitario.
Il declino moderno
Il fenomeno della "Paharizzazione". Purtroppo,
negli ultimi decenni lo status delle donne Tharu sta subendo un'involuzione a
causa dell'assimilazione culturale (Paharizzazione), ovvero l'influenza
esercitata dai migranti delle colline nepalesi, legati a tradizioni più
patriarcali. I tentativi di modernizzazione e di integrazione nel sistema
castale classico indù hanno spinto alcuni segmenti della comunità a limitare la
mobilità delle donne e la loro storica libertà di divorzio, nel tentativo di
apparire socialmente più "rispettabili" secondo i canoni dominanti
esterni. Al contempo, programmi educativi e quote rosa costituzionali stanno
aiutando una nuova generazione di donne Tharu a trasformare la propria autorità
domestica in reale partecipazione politica e attivismo sul territorio.
Il cibo delle feste
Nelle feste di villaggio dei Tharu, il cibo è una vera e
propria estensione della loro fede animista. Ogni piatto celebra ciò che viene
raccolto direttamente dalle foreste, dai fiumi e dai campi del Terai.
Durante i grandi festival come il Maghi (il Capodanno Tharu a
gennaio) o il Dashain, i banchetti comunitari offrono una varietà di specialità
uniche, molto diverse dal resto della cucina nepalese:
───
Le Specialità d'Acqua Dolce e della Giungla
Essendo un popolo storicamente legato ai corsi d'acqua e alle
paludi, i Tharu considerano i piccoli animali acquatici come i cibi più
prelibati delle feste:
• Ghonghi (Zuppa di Lumache d'Acqua Dolce): È il piatto
simbolo della cucina Tharu. Le lumache vengono raccolte nei fiumi, spurgate e
poi cotte in un sugo denso e speziato a base di aglio, peperoncino, zenzero e
farina di lino o riso (che serve ad addensare il brodo). Si mangiano succhiando
il mollusco direttamente dal guscio. Gengta o Kakhor Chutney: Un saporito pesto
o contorno piccante preparato tritando granchi di fiume freschi insieme a
spezie locali. Sidra o Sidhara: Piccoli pesci essiccati o fermentati insieme a
gambi di taro, cotti con abbondante peperoncino. Questa pietanza ha un sapore
intenso ricco di umami.
───
I Piatti Rituali a Base di Riso
Il riso è la coltura principale dei Tharu e durante le feste
viene trasformato in forme artistiche e sacre:
• Dhikri: Tipici del Nepal occidentale, sono gnocchi di
farina di riso modellati a mano in forme oblunghe o cilindriche e poi cotti al
vapore. Simboleggiano la prosperità e l'unità del villaggio e si consumano
caldi insieme a chutney piccanti o carne. Bagiya: Diffusi soprattutto nel Nepal
centrale e orientale, sono simili ai dhikri ma hanno una forma piatta con le
estremità appuntite. Spesso vengono farciti all'interno con una pasta di
lenticchie nere speziate, patate o melassa dolce (jaggery). Anadi Rice e Chichar:
L'Anadi è una varietà locale di riso appiccicoso (sticky rice) coltivata
tradizionalmente dai Tharu. Durante le feste viene cotto a vapore nel bambù o
tostato (Chichar) per accompagnare i piatti di carne.Bhakka: Soffici tortine di
riso rotonde cotte al vapore, tipiche della colazione nei giorni di festa nel
Nepal orientale, servite con sottaceti freschi.
───
Le Carni delle Grandi Occasioni
(Sikar)
Mentre nella vita quotidiana i pasti sono prevalentemente
vegetariani, la carne è la protagonista assoluta dei sacrifici rituali e delle
feste:
• Pakuwa: Carne di maiale o cinghiale marinata con aglio,
curcuma e spezie della giungla, e poi cotta alla brace o arrostita lentamente.
Bhutuwa: Un piatto molto speziato a base di frattaglie (interiora) di capra o
maiale saltate in padella, amato da chi preferisce i sapori forti. Parewak
Sikar: Una prelibatezza preparata esclusivamente con carne di piccione, che
viene arrostita, fritta o cucinata in un ricco curry speziato.
───
Le Bevande Festive
Nessuna festa di villaggio può dirsi completa senza le
bevande fermentate fatte in casa dalle donne, che vengono offerte sia agli dèi
che agli ospiti:
• Jhad / Jnaard (Birra di riso): Una birra locale leggermente
densa ottenuta dalla fermentazione del riso. Raksi: Un liquore distillato in
casa, molto forte, ricavato dal riso o dai frutti dell'albero di Mahua,
fondamentale per brindare durante le danze tradizionali come la danza dei
bastoni.
I Ghonghi
Mangiare i Ghonghi (le lumache d'acqua dolce) è una vera e
propria arte che richiede un po' di tecnica, coordinazione e nessun timore di
sporcarsi le mani. Per i Tharu è un momento di grande convivialità,
divertimento e condivisione.
Ecco i passaggi e i segreti per gustarli proprio come fanno
nei villaggi del Terai:
───
La Preparazione Fondamentale
(La "Coda" Tagliata)
Prima ancora che il piatto arrivi in tavola, c'è un dettaglio
tecnico importantissimo eseguito dalle donne durante la pulizia: con un
coltello pesante, viene tagliata via la punta posteriore della conchiglia.
Questo piccolo foro sul retro è il segreto che rende possibile mangiare la
lumaca senza usare forchette o stuzzicadenti.
───
Il "Sotto vuoto" con le Labbra
Il Metodo Tradizionale
Niente posate! I Ghonghi si mangiano esclusivamente con le
mani e con la bocca attraverso tre gesti precisi:
1. La Presa: Si afferra la lumaca saldamente tra il pollice e
l'indice, portando l'apertura principale della conchiglia (quella più grande)
direttamente alle labbra. Il Risucchio (Il "Suck"): Si stringono le
labbra intorno all'apertura e si fa un forte e rapido risucchio d'aria. Grazie
al foro praticato sul retro della conchiglia, si crea un effetto sottovuoto. La
carne della lumaca, ormai morbida grazie alla cottura, scivola fuori istantaneamente
finendo direttamente in bocca.La Scarpetta: Tra una lumaca e l'altra, si usa il
riso locale o i gnocchi di riso (Dhikri) per raccogliere il denso e saporito
brodo speziato rimasto nel piatto.
───
Che Sapore e Consistenza hanno?
Il sapore dei Ghonghi è intensamente influenzato dal sugo in
cui vengono cucinati. La carne in sé ha un gusto delicato e terroso, simile a
quello dei funghi o dei frutti di mare, ma assorbe perfettamente il mix di
aglio, zenzero, peperoncino, curcuma e polvere di semi di lino o riso usato per
addensare il brodo. La consistenza è leggermente gommosa e soda, molto
piacevole da masticare.
───
Perché è un Cibo Salutare?
Oltre a essere deliziosi, i Ghonghi sono un'importante fonte
di nutrimento. Per i Tharu, che lavorano duramente nei campi di riso, questo
piatto garantisce un eccezionale apporto di proteine, ferro e calcio, a costo
zero e a chilometro zero, direttamente dai canali di irrigazione.
La raccolta e la semina del riso
La raccolta e la semina del riso per le donne Tharu non sono
semplici lavori agricoli, ma una grande festa collettiva basata sulla
solidarietà, sulla musica e su rituali sacri.
Nelle pianure del Terai, il lavoro nei campi è regolato da un
sistema comunitario antico e affascinante, dove il denaro non trova spazio e
tutto si basa sull'aiuto reciproco.
───
Il Sistema Parma
Lavoro in Cambio di Lavoro
Il pilastro organizzativo della raccolta è il sistema Parma
(chiamato anche Sajha o Sajoma in alcune zone). È una forma di cooperazione
totalmente basata sul baratto della forza lavoro:
• Le donne del villaggio non lavorano da sole sul proprio
appezzamento e non assumono braccianti. Si organizzano in grandi gruppi e si
spostano di campo in campo, raccogliendo il riso di una famiglia alla volta. Se
oggi dieci donne aiutano a mietere il riso nel tuo campo, nei giorni successivi
tu ricambierai il favore andando a lavorare nei loro campi. Questo permette di
completare il faticoso raccolto dell'intero villaggio in pochissimo tempo prima
che cambino le condizioni meteo.
───
I Canti Kaharwa
Il Ritmo del Lavoro
Lavorare sotto il sole cocente del Terai o con il fango fino
alle ginocchia è faticoso. Per questo, le donne Tharu trasformano la risaia in
un palcoscenico musicale attraverso i canti Kaharwa:
• Si tratta di canti tradizionali eseguiti in modalità botta
e risposta (call-and-response). Una donna intona una strofa e il resto del
gruppo risponde in coro mentre taglia le spighe con il falcetto (hasiya).Le
canzoni non servono solo a coordinare i movimenti e a mantenere il ritmo, ma
raccontano storie d'amore, miti sulla terra o pettegolezzi del villaggio,
allontanando la stanchezza e rendendo il lavoro divertente.
───
I Rituali e l'Offerta dei Primi Chicchi
Prima che i falcetti tocchino le spighe di riso dorate, le
donne, insieme alla guida spirituale del villaggio, guidano precisi rituali
animisti per ringraziare la terra:
• La scelta delle prime spighe: Prima della mietitura di
massa, vengono selezionate con cura le spighe di riso più belle. Queste vengono
portate a casa e appese vicino all'altare degli antenati come simbolo del
ritorno dello "spirito del riso" tra le mura domestiche. La festa del
Neman: Una volta terminata la raccolta collettiva, le donne usano il primissimo
riso appena raccolto per cucinare un pasto rituale da offrire agli dèi della
casa e del villaggio. Nessun membro della famiglia può assaggiare il nuovo
raccolto prima che questo rito di ringraziamento sia stato completato.
───
La Divisione dei Compiti nel Villaggio
Mentre gli uomini si occupano spesso dei lavori più pesanti
di aratura con i bufali o del trasporto dei grandi sacchi, le donne gestiscono
la parte più delicata del processo:
1. La Mietitura: Tagliano a mano il riso e lo lasciano
asciugare al sole.La Battitura: Sbattono i mazzi di riso contro pietre o tavole
di legno per staccare i chicchi dalle spighe. La Setacciatura: Usano il Nanglo
(un grande vassoio piatto di bambù intrecciato) per lanciare il riso in aria.
Sfruttando il vento, separano i chicchi puliti dalle foglie secche e dalle
impurità.
La divisione dei compiti
Nelle comunità Tharu, l'agricoltura del riso funziona come un
meccanismo perfetto grazie a una divisione dei ruoli molto chiara: la gestione
pubblica dell'acqua è affidata agli uomini sotto la guida del Barghar, mentre
la conservazione e la protezione del raccolto in casa sono una responsabilità
esclusiva delle donne.
Ecco come funzionano questi due pilastri della vita del
villaggio:
───
Il Barghar
e la Gestione Democratica dell'Acqua
Il Barghar (chiamato anche Mahato o Pradhan a seconda della
zona) è il capo del villaggio, eletto democraticamente ogni anno dalla comunità
durante il festival di Maghi (a gennaio) [askmeaboutnepal.com]. Tra i suoi
compiti più importanti c'è la gestione del sistema idrico per le risaie, basato
su un metodo tradizionale di ingegneria comunitaria:
• Il Sistema dei Canali (Kulo): I Tharu hanno costruito
enormi reti di canali artificiali che deviano l'acqua dai fiumi direttamente ai
campi. Il Barghar decide i turni di irrigazione per ogni famiglia,
assicurandosi che anche chi ha il campo più lontano riceva l'acqua necessaria.
Il Lavoro Collettivo (Jhara): Se un canale si rompe o c'è bisogno di pulirlo
dal fango prima della semina, il Barghar convoca lo Jhara (lavoro obbligatorio
gratuito). Ogni famiglia del villaggio deve mandare almeno un membro ad
aiutare. Chi non si presenta riceve una multa (Mod). Risoluzione dei Conflitti:
Se due contadini litigano per l'uso dell'acqua, il Barghar si reca sul posto,
ascolta i testimoni e decide chi ha ragione, mantenendo l'armonia nel
villaggio.
───
I Granai Tradizionali
L'Ingegneria Domestica delle Donne
Una volta che il riso è stato raccolto e setacciato dalle
donne, la sua conservazione diventa una questione di vitale importanza per la
sopravvivenza della famiglia. Le donne Tharu gestiscono questo compito
costruendo e organizzando strutture uniche fatte di fango e paglia.
I granai principali si dividono in due tipi:
• Le Dehari (I Granai Interni): Sono grandi contenitori
d'argilla posizionati all'interno della casa, spesso usati anche come pareti
divisorie tra le stanze. Sono costruiti interamente a mano dalle donne
mescolando argilla, paglia e sterco di vacca (che funge da collante e
repellente naturale per gli insetti). Le Dehari possono essere quadrate o
cilindriche. I Bhakari (I Granai Esterni): Strutture più grandi fatte di bambù
intrecciato e intonacate di fango, posizionate nel cortile per i grandi
raccolti.
Come le Donne Organizzano e Proteggono il Grano
1. La Struttura a Scomparti: All'interno di una singola
Dehari, le donne creano spesso pareti divisorie orizzontali o verticali per
separare le diverse varietà di riso (come il pregiato riso appiccicoso Anadi da
quello comune) o per conservare altri cereali come il grano e le lenticchie. Le
Bocche di Scarico: Nella parte inferiore del granaio viene praticato un piccolo
foro circolare chiuso con un tappo di legno o di fango. Questo permette alle
donne di prelevare la quantità esatta di riso per la giornata senza dover
aprire la parte superiore, mantenendo l'interno isolato dall'umidità. I Segreti
Naturali contro i Parassiti: Per evitare che i punteruoli o le larve
distruggano il riso, le donne inseriscono all'interno del granaio foglie di Neem
(un albero locale dalle proprietà insetticide naturali) o cenere di legna. La
Protezione Spirituale: Sulla superficie esterna delle Dehari, le donne
imprimono le impronte delle loro mani bagnate di farina di riso o scolpiscono
piccoli rilievi di argilla che raffigurano divinità o simboli di fertilità.
Questo serve a invocare la protezione degli antenati affinché il cibo non
finisca mai prima del raccolto successivo.
L'elezione o la selezione del Barghar
L'elezione o la selezione del Barghar (chiamato anche
Bhalmansa o Mahatawa a seconda delle zone) è il fulcro politico e sociale del
festival di Maghi, il Capodanno della comunità indigena Tharu in Nepal (che si
celebra a metà gennaio). Non si tratta di una votazione segreta in stile
occidentale svolta "nella notte di Capodanno", ma di un processo
assembleare pubblico e rituale (chiamato Maghi Khojni Bojni) che avviene
generalmente il secondo giorno del festival (il 2 di Magh) o comunque nei
primissimi giorni del nuovo anno. Il processo avviene secondo una precisa
sequenza democratica e consuetudinaria: Le dimissioni collettive e il
"Khel". Prima di procedere all'elezione del nuovo leader, il Barghar
in carica, insieme a tutto il suo consiglio (il segretario Likhandariya, il
sacerdote Guruwa e il messaggero Chirakya), deve rassegnare formalmente le
dimissioni davanti all'intera comunità, riunita in un'assemblea generale
chiamata Khel. Durante questa fase, il leader uscente presenta un resoconto
delle attività svolte e della gestione finanziaria dell'anno appena trascorso.
La ricerca del consenso
(Consensus)
I Tharu privilegiano fortemente l'armonia comunitaria. I
capifamiglia del villaggio discutono apertamente le candidature. Se la comunità
è soddisfatta del Barghar uscente e quest'ultimo è disposto a continuare, gli
viene data continuità (nomination). Se si rende necessario un cambio, si cerca
di convergere unanimemente su una figura considerata imparziale, energica e
rispettata. Se l'assemblea propone due o più candidati e non è possibile
raggiungere un accordo unanime tramite consultazione, si passa a un sistema di
voto palese. Gli abitanti del villaggio esprimono la propria preferenza
pubblicamente (ad esempio per alzata di mano o schierandosi fisicamente a
favore di un candidato). Vince chi ottiene la maggioranza semplice dei voti
dell'assemblea.
Il sistema della lotteria
(Lottery)
In rari casi, qualora il voto palese non sia considerato
applicabile o generi tensioni e spaccature insostenibili tra le fazioni del
villaggio, la tradizione Tharu prevede il ricorso a un sistema a sorteggio
(lotteria) per affidare la decisione al destino e preservare la pace sociale.
Una volta eletto il nuovo Barghar, questo assume la guida del villaggio per un
mandato rigido di un anno, con il compito di arbitrare le dispute locali,
gestire i canali di irrigazione (Kulopani), organizzare i festival e
supervisionare lo sviluppo del territorio.
Un grazie speciale a Marta Meozzi, per il supporto tecnico e fattuale
di tutto il materiale divulgativo e per la realizzazione del comunicato stampa,
delle locandine, della presentazione, delle videoproiezioni al centro anziani
e della maggioranza delle foto dell'evento.























.jpg)























.jpg)



Commenti
Posta un commento